Ricette regionali italiane

Friuli Venezia Giulia · Prodotti ortofrutticoli e cereali

Cipolla di Cavasso e della Val Cosa

Guida pratica al prodotto, al territorio e all’uso in cucina.

Cipolla di Cavasso e della Val Cosa — prodotto tipico del Friuli Venezia Giulia
Prodotti ortofrutticoli e cerealiCategoria
Cavasso Nuovo e Castelnovo del Friuli, PordenoneTerritorio
Bulbo medio appiattito, tunica rosso-dorata o rosataConsistenza
Dolce, croccante e poco pungenteProfilo

La Cipolla di Cavasso e della Val Cosa proviene dalla fascia pedemontana pordenonese compresa fra i torrenti Meduna e Cosa. È una cipolla dalle tuniche rosso-dorate o rosate, con polpa croccante e dolce.

Carattere del prodotto

Identikit di Cipolla di Cavasso e della Val Cosa

Consistenzabulbo medio appiattito, tunica rosso-dorata o rosata
Saporedolce, croccante e poco pungente
Profumofresco e delicato, tipico di cipolla
In cucinacruda, in agrodolce e per soffritti

Territorio

Origine e tradizione

Nella tradizione rurale di Cavasso Nuovo e Castelnovo del Friuli le cipolle venivano coltivate negli orti familiari, raccolte alla fine dell’estate e lasciate asciugare. I gambi venivano intrecciati con erbe palustri in lunghe trecce, dette riesti.

Le venditrici portavano le trecce ai mercati del territorio, contribuendo all’economia delle famiglie. Dopo un periodo di abbandono delle coltivazioni, il recupero dei semi locali e il lavoro dei produttori hanno sostenuto il ritorno della specialità, oggi tutelata da un Presidio Slow Food.

A tavola

Come usarlo in cucina

La dolcezza della cipolla la rende adatta anche cruda, tagliata sottile in insalate e antipasti. Può essere stufata lentamente, utilizzata nei soffritti o conservata in agrodolce, come avveniva per i bulbi più piccoli.

Conservazione: Conserva i bulbi integri in luogo fresco, asciutto e ventilato; dopo il taglio usa la refrigerazione e consuma rapidamente.

Acquisto e servizio

Cosa cercare

Cerca cipolle provenienti dalle aree di Cavasso e della Val Cosa: la tonalità della buccia cambia secondo l’ecotipo e la zona. Le trecce tradizionali aiutano a riconoscerne la presentazione, ma non sono obbligatorie.